News  ·  09 | 08 | 2022

Astrakan

David Depesseville | Concorso Cineasti del presente

©Simon Beaufils

Il bellissimo astrakan, che sembra così morbido, luccicante e caldo, in realtà viene da agnelli karakul neonati o addirittura fetali. Mentre l’agnello bianco è il simbolo cristiano della purezza e dell’innocenza, l’astrakan evoca il sacrifico che la società fa dell’agnello nero, macellato prima o subito dopo la nascita.  

Astrakan è anche il titolo dell’impressionante opera prima del regista francese David Depesseville, un omaggio esplicito a un altro primo lungometraggio, di uno dei più grandi talenti del cinema francese di più di mezzo secolo fa: L’Enfance nue (1968) di Maurice Pialat . Il protagonista Samuel è un po’ più grande del François di Pialat, abbastanza da aggiungere le turbe della pubertà alla sofferenza di un bambino in affidamento. L’impressionante performance dell’esordiente Mirko Giannini è intensa e misurata, come la regia del film, che aderisce a una certa tradizione di realismo crudo e privo di fronzoli del cinema francese – prima di lasciarsi andare e abbracciare l’onirismo. Fondamentale per il tono e l’atmosfera di Astrakan è la fotografia di Simon Beaufils, che è riuscito a catturare sullo schermo il cambio di stagione, oltre che la vita e le emozioni.  

L’attrice e musicista Jehnny Beth e Bastien Bouillon interpretano in modo notevole Marie e Clément, i genitori adottivi che faticano a convivere con le proprie imperfezioni e quelle di Samuel; intenzioni nobili ma anche difetti molto umani, tra cui gli accessi d’ira di Clément. Hanno bisogno dei soldi che ottengono per l’affidamento, mentre cercano di crescere i due figli biologici in un paesino della Francia tradizionale, cattolica, rurale. I compagni di classe lo bullizzano per il suo essere in affido, e gli adulti lo fanno sentire colpevole e insicuro giudicandolo costantemente o sfogando la loro impotenza e rabbia davanti a lui. Luc, fratello di Marie, sembra più felice di occuparsi del ragazzo, ma Samuel è al corrente delle sue intenzioni. Solo la giovane vicina Hélène (Lorine Delin, anch’ella esordiente) è sinceramente interessata ad accoglierlo, ed esplorare il proprio risveglio sensuale con lui.  

Come il François di Pialat, Samuel è consapevole della propria vulnerabilità e del rischio permanente di essere rifiutato ancora una volta, e sa che quelli che gli fanno male possono anche proteggerlo. Mentre cerca di capire il suo posto del mondo, è tormentato perché aspira a fare i conti con l’ambiguità di una società che può salvarlo e al contempo condannarlo, con sentimenti puri e un innocente bisogno di affetto, ma è anche consapevole che tutti sembrano aspettarsi il peggio dall’agnello nero.  

Pamela Biénzobas