News  ·  09 | 08 | 2020

Tutto su mia madre

L’ultimo lavoro della grande regista Chantal Akerman, presentato a Locarno nel 2015, ora in Un viaggio nella storia del Festival, scelto da Cyril Schäublin

È l’immagine che si spoglia fino a raggiungere il suo grado zero a livello grammaticale. Ma è anche il tempo dilatato di un dialogo d’addio come quello che una figlia può riservare a una madre che sta per morire. Sembra abbracciare queste due coordinate convergenti No Home Movies, l’opera con cui Chantal Akerman mette in campo un atto d’amore che è anche un atto di conoscenza, stringendo lo sguardo sulla figura di una donna, colta sulla porta d’uscita di un mondo che sta scomparendo, assieme alle grandi tragedie che il suo vissuto porta con sé. E se inevitabilmente cambia il mondo, giocoforza cambiano anche le distanze e gli interrogativi stessi con cui il cinema si rapporta alla realtà. Non più vettore unico per mettere le visioni in viaggio, ma al contrario sguardo che quel viaggio può farlo nella direzione opposta, focalizzandosi su una propria staticità. E così, farsi strada, una composizione fatta per lo più da inquadrature fisse, catturata dallo schermo di un computer teatro di ogni comunicazione via Skype e dei tanti dialoghi che portano avanti la conversazione. Parole che proprio per la fissità con cui vengono riprese, gradatamente, lasciano emergere sullo sfondo dettagli che dalla periferia guadagnano il centro dell’attenzione. Perché come sempre nei film di Akerman la chiave di lettura sta quasi tutta nella durata. In quell’estendere il peso dello sguardo oltre il dovuto perché qualcos’altro risuoni o si affacci.

Lorenzo Buccella

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