News  ·  06 | 08 | 2022

Paradise Highway

Anna Gutto | Piazza Grande

©PHYW DISTRIBUTION LTD

Sally è una camionista temprata dalla strada, ma con il cuore al posto giusto. Suo fratello Dennis è in carcere, lei gli fa visita spesso. Ma quando una feroce banda di malviventi lo minaccia, l’uomo si trova costretto a chiedere un favore estremo alla sorella, una richiesta che metterà alla prova la forza e la coscienza della donna. Contrabbandare merci illegali a bordo del suo camion, di questo si tratta. Ma la situazione precipita all’istante non appena Sally scopre la natura del “pacco” da trasportare: non mercanzia inanimata, bensì Leila, una ragazzina rapita e spaventata. Sulle tracce della scomparsa c’è già l’FBI, sotto la supervisione di Gerick, agente con cinquant’anni di servizio alle spalle, saggezza e umanità da vendere. Da qui parte un viaggio a cavallo fra gli stati americani e le loro infinite autostrade, sentieri simbolici di fuga ma anche di connessione, linee che accorciano le distanze e che cambieranno per sempre la vita dei personaggi. Questo è Paradise Highway: un film che accende i riflettori sull’orrore del traffico di esseri umani, un thriller con un’anima disegnato con il dinamismo del road movie. Paradise Highway è un film che, forte del calore di uno sguardo registico tutto al femminile, riesce a bilanciare tensione e tenerezza, grazie soprattutto alla performance magnificamente ricca di sfumatura della sempre grande Juliette Binoche. È attraverso il suo ritratto di donna, determinata e coraggiosa, che lo spettatore naviga all’interno della storia. Scopriamo la sua anima nel rapporto con Leila, una relazione che si trasforma nel tempo e che lascerà il segno. «Ti senti mai sola?» le chiede la ragazzina. «Sempre» risponde Sally. La giovanissima Hala Finley è l’altra grande rivelazione del film, una sicura promessa del cinema che verrà, perfettamente in sintonia anche con gli altri comprimari: Frank Grillo, sempre una solida certezza del cinema di genere, e Morgan Freeman, un mostro sacro già consacrato alla storia del cinema. Il merito di un ensemble tanto intenso ed efficace va tutto alla regista Anna Gutto, norvegese di stanza negli USA. Al suo primo lungometraggio, nato dopo anni di ricerca immersiva fra le comunità dei truck driver americani, Gutto si confronta con stile e sicurezza con il thriller, genere cinematografico da sempre considerato ad appannaggio dei registi maschi, riuscendo non solo a mantenere alti ritmo e tensione, ma infondendo il tutto di una sensibilità che riscalda il film e lo illumina dall’interno.  

Eddie Bertozzi