News  ·  09 | 08 | 2023

Negu hurbilak

Entrate in un mondo di eterna sospensione, dove spazio e tempo sono indefiniti e il silenzio permette un'immersione nella paura e nella precarietà.

© Cornelius Films, Maluta Films, Negu

Dopo la fine del conflitto basco annunciato dall’ETA nel 2011, una giovane donna scappa con l’intento di attraversare la frontiera. Ritrovatasi in un villaggio al confine, viene ospitata da una famiglia di contadini che realizzeranno ben presto la condizione pericolosamente precaria conseguente alla loro scelta.

 

L’opera prima del Colectivo Negu gode di una lentezza formale ipnotica, in grado di definire lo smarrito e confuso stato d’animo della protagonista. L’opera è permeata di silenzi che sanciscono la tensione della fuggitiva in relazione allo sfondo di una guerra terminata ma ancora viva e cocente nei cuori di chi l’ha vissuta. L’ambientazione bucolica è in primo piano in questo mondo in eterna sospensione. Gli abitanti del villaggio continuano con le loro mansioni quotidiane: chi gestisce un gregge di pecore, chi abbatte alberi, chi munge le capre, ma il silenzio regna sovrano, e la giovane sia ben consapevole del rischio che corre chi la ospita cercando di rendersi utile. Il tutto viene presentato con una dilatazione del tempo diegetico che insiste sulla sospensione e la delicatezza della situazione che il villaggio sta affrontando. A livello cinematografico viene privilegiato un approccio grezzo in pellicola che sporca l’immagine donando così un gusto retrò al film, forse per enfatizzare i danni che ha provocato la guerra e le conseguenze che porta al villaggio. Questo tono vintage non risulta affatto artificiale, al punto che se non si fosse al corrente dell’anno in cui è stato prodotto, si potrebbe identificare benissimo come un film degli anni ’70 o ’80. Inoltre, dal punto di vista narrativo sembra avvicinarsi al mondo del cinema documentario, poiché riprende dialoghi quotidiani, che sembrano non avere una particolare importanza. In Negu hurbilak il silenzio è il vero protagonista, laddove i dialoghi sembrano non comunicare sostanza narrativa allo spettatore, i silenzi permettono un’immersione nella paura e precarietà.

 

Per tutta la durata del film sembrerebbe non esserci un grande sviluppo narrativo dei personaggi, lo spettatore potrebbe sentirsi tagliato fuori da quello che pensano non riuscendo ad attingere alla loro personalità. Ma è questo tratto distintivo che rende il film ancora più curioso poiché tale approccio non rappresenta altro che la situazione in cui i cittadini del villaggio si sono ritrovati dinnanzi alla guerra. Nonostante il conflitto armato sia giunto a un termine, le persecuzioni continuano, la situazione precaria ormai è diventata eterna e nulla sembra veramente cambiare.

 

Negu hurbilak é un film che accompagna lo spettatore alla scoperta della remota località di Zubieta, facendolo empatizzare con i suoi abitanti che vivono ormai da generazioni una situazione incerta, immergendolo nel mondo dei paesani dove lo spazio e il tempo sono indefintiti, quasi astratti, dove giorno e notte si mischiano e si vive in un costante limbo di precarietà. È questa la situazione in cui si trova anche la giovane ragazza, perduta tra le montagne innevate, tra gli alberi morti e che vede sempre meno probabile la possibilità di poter attraversare la frontiera.

 

Alessandro Panelli