News  ·  10 | 08 | 2023

Première affaire

Un film di iniziazione, in più di un senso.

© Martin Rit

Per il suo primo lungometraggio, la regista francese Victoria Musiedlak non ha scelto il titolo a caso. Première affaire è un film di iniziazione, in più di un modo. Noée Abita (scoperta nel film Ava) interpreta Nora Aïd, una giovane laureata in giurisprudenza che lavora per uno studio legale parigino guidato da Saint Brieux (François Morel, notevole nel suo ruolo di grande avvocato, incarnazione della condiscendente borghesia parigina). Ha 26 anni, ma la sua voce e il suo fisico fanno notare a molti la sua giovinezza, che spesso fa rima con inesperienza di fronte alla crudeltà del mondo.

 

In una Francia freddissima, tra Arras e Parigi, si occupa del suo primo procedimento penale: un adolescente viene accusato dell'omicidio di Chanel, una ragazzina con cui la sorella era in pessimi rapporti. Dice che è innocente, lei gli crede perché vuole credere, e per legarsi ai suoi ideali e ai principi con cui sua madre (la meravigliosa Saadia Bentaïeb) l'ha cresciuta. A lei si oppone un giovane poliziotto, interpretato dal protagonista dei film di Joachim Trier, il norvegese Anders Danielsen Lie (The Worst Person in the World, Bergman Island).

 

Questa prima volta è il suo primo procedimento penale ma anche quella che immaginiamo essere la sua prima storia d'amore, usando la connotazione anglosassone della parola affair. Molto riservata e un po' disconnessa rispetto ad altri giovani della sua età, si investe con passione in questa vicenda o meglio in queste vicende. Passione e principi guidano le sue scelte di brillante giovane donna. Ma sono sincronizzati? Fa le scelte giuste? Essere un avvocato è "fare il lavoro" come dice una sua collega, o difendere la giustizia? La verità è un principio o è relativa al cliente?

 

Saint Brieux cita Louis Aragon quando parla di “quei luoghi senza amore dove si muore di freddo”. È questa la cosa più agghiacciante, il cinico pragmatismo come codice di condotta, o piuttosto questo profondo divario sociale tra questi due mondi, quello della giacca e cravatta, dei viaggi a New York e delle planate, contrapposto a quello delle carceri e della povera gente che vive nelle margini della società?

 

Nora imparerà che attraverso queste esperienze la scoperta più importante resta quella della propria resilienza.

 

Mathilde Henrot